Carissimi,
un nuovo anno pastorale non è semplicemente un tempo che ricomincia. È un tratto di strada che ci viene affidato, un’occasione per domandarci ancora una volta che cosa significhi essere comunità cristiana oggi, in questo luogo, dentro questo tempo.
La parrocchia non è anzitutto un insieme di iniziative, celebrazioni o appuntamenti. È una comunità di persone che prova a camminare insieme, nella quale ciascuno possa sentirsi accolto, riconosciuto, ascoltato. Una casa nella quale la fede viene celebrata, certamente, ma anche interrogata, approfondita e soprattutto vissuta nella concretezza dei giorni.
Vorremmo che le nostre chiese fossero sempre più luoghi vivi. Non soltanto straordinari scrigni di storia, arte e bellezza, ma spazi nei quali l’uomo e la donna di oggi possano fermarsi, ritrovare silenzio, affidare una domanda, celebrare una gioia, cercare una parola capace di illuminare il cammino.
Essere comunità cristiana significa anche imparare a guardarsi attorno. Accorgersi di chi ci vive accanto. Creare relazioni. Prendersi cura gli uni degli altri. Fare spazio ai bambini, ai giovani, alle famiglie, agli anziani, a chi attraversa momenti difficili, a chi cerca Dio e anche a chi forse non sa più nemmeno se cercarlo.
Perché nessuna comunità nasce semplicemente da ciò che organizza. Una comunità nasce quando qualcuno decide di esserci. Quando passa dall’essere spettatore al sentirsi parte; quando offre un po’ del proprio tempo, delle proprie capacità, della propria disponibilità; quando comprende che anche un piccolo gesto può contribuire a costruire qualcosa di più grande.
Viviamo nel cuore di Venezia, in uno dei luoghi più belli e più visitati del mondo. Questa bellezza è un dono, ma anche una responsabilità. Ci ricorda che una città non vive soltanto dei suoi monumenti, delle sue piazze e delle sue chiese: vive delle persone che la abitano, delle relazioni che riesce a generare, dell’accoglienza che sa offrire, della cura che riserva ai più fragili e della speranza che riesce ancora a seminare.
Vorremmo allora che questo nuovo anno fosse soprattutto questo: un tempo da abitare insieme.
Non semplicemente giorni che passano o appuntamenti da rispettare, ma occasioni per incontrarci, conoscerci, crescere nella fede e nell’umanità, imparando ogni giorno un po’ di più a prenderci cura gli uni degli altri.
Perché il Vangelo comincia proprio così: quando la vita dell’altro smette di esserci indifferente.
E forse è questo l’augurio più bello con cui iniziare: che nessuno si senta soltanto destinatario di una proposta, ma parte viva di una comunità.
Buon anno pastorale e buon cammino a tutti.
I vostri Sacerdoti
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